L’Istituto Superiore di Sanità e ISPRA pongono l’accento sulla necessità di smaltire correttamente i DPI anticontagio utilizzati in ambito non sanitario in due recenti pubblicazioni.

Il rapporto ISS n. 26/2020 (Indicazioni ad interim su gestione  e smaltimento di mascherine e guanti monouso provenienti da utilizzo domestico e non domestico) descrive le corrette procedure di smaltimento di tre tipi di rifiuti:

  • mascherine e guanti monouso provenienti dalla popolazione generale, smaltiti da utenze domestiche dove soggiornano soggetti positivi al tampone in isolamento o in quarantena obbligatoria.  Tali rifiuti, unitamente a fazzoletti, tovaglioli di carta, etc, sono da raccogliere nell’indifferenziata. Per maggiore precauzione si raccomanda di introdurre tali rifiuti in doppio sacco, onde evitarne l’apertura  o la rottura non volute.
  • mascherine e guanti monouso provenienti dalla popolazione generale, smaltiti da utenze domestiche dove non soggiornano soggetti positivi al tampone in isolamento o in quarantena obbligatoria. Tali rifiuti sono anch’essi da raccogliere nell’indifferenziata.
  • mascherine e guanti monouso provenienti da personale in attività lavorative di tipo privato o pubblico per le quali non sia già previsto l’utilizzo di tali dispositivi da specifiche leggi o regolamenti. Per quelle attività lavorative per le quali esistono già flussi di rifiuti assimilati ai rifiuti urbani indifferenziati (codice EER 20.03.01), si raccomanda il conferimento di mascherine e guanti monouso con tali rifiuti. Per le attività lavorative che non hanno già flussi di rifiuti assimilati ai rifiuti urbani indifferenziati, il codice in grado di rappresentare meglio la tipologia di rifiuto costituito dalle mascherine e i guanti monouso è l’EER 15.02.03.

Su questa ultima categoria di DPI, si sofferma anche il documento tecnico ISPRA “Rifiuti costituiti da DPI usati”.

Il documento parte dalla classificazione dei DPI in condizioni ordinarie (nello specifico classificati nelle voci a specchio 15.02* e 15.03 per quelli contaminati da sostanze pericolose e nelle voci a specchio 18.03* e 18.04 per quelli a rischio biologico).

Presenta quindi gli orientamenti di classificazione dei DPI usati nell’ambito dell’emergenza COVID-19 ed in particolare per le utenze produttive (non domestiche) e specifica:

  • in caso di attività produttive i cui rifiuti siano assimilabili agli urbani, i DPI usati per proteggere dal contagio sono ad esse assimilati, in considerazione delle indicazioni fornite dall’ISS e dal SNPA, nonché delle specifiche disposizioni individuate dall’autorità territorialmente competente ai sensi dell’art. 191 del D.Lgs. 152/06;
  • in caso di attività produttive i cui rifiuti non siano assimilabili agli urbani sulla base dei regolamenti comunali di raccolta e gestione dei rifiuti urbani, l’assegnazione del codice EER più opportuno dovrà essere effettuata dal produttore valutando la potenzialità del rischio infettivo associato ai propri rifiuti.

Il documento introduce poi un elemento di approfondimento.

Solo ove sia possibile escludere, con ragionevole certezza, sulla base delle informazioni e delle evidenze disponibili il potenziale rischio infettivo, sarà possibile procedere alla identificazione del rifiuto attraverso il codice EER 15 02 03 (15 02 03: assorbenti, materiali filtranti, stracci e indumenti protettivi, diversi da quelli di cui alla voce 15 02 02 – ovvero materiali NON contaminati).

Per la classificazione dei rifiuti di DPI prodotti dalle strutture sanitarie si fa riferimento a quanto previsto dal DPR 254/2003 e dalle Circolari del Ministero della Salute, che chiarisce che i rifiuti devono essere trattati ed eliminati come materiale infetto categoria B (UN3291)


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